Non posso pensare a un posto migliore per diventare più coraggiosi se non a New York City. Se ami New York e vuoi trasferirti lì, ci sono molti compromessi che si devono accettare.
New York City can be best depicted as the “City of Ambition” by Alfred Stieglitz as it introduces herself like a generous offer with exciting details but unforeseen implications. Still, New York is also the same old lady labeled as “a concrete jungle where dreams are made of”, iconic statement outlining its wildness, sloppiness and carelessness.
In poche parole, SE ami New York, devi essere coraggioso/a e accogliere i tuoi cambiamenti in risposta alle sue caratteristiche.
Reading Piero Armenti’s Se ami New York book totally blew my mind especially at some point when he made realistically clear that the City “may perhaps be a compromise that makes us worst, surely more selfish, incapable of making sense of friends, little things […]”, but it is still that “great, majestic, camp place to be memorable.”
WoW.
Piero Armenti è un tipo coraggioso e la sua esperienza di vita come newyorkese la dice tutta. Ha lasciato Salerno (Italia) come uno dei tanti, ma si è stabilito a New York come come l'unico e il solo.
Publicly known as the creator of the travel agency and social phenomenon of “Il Mio Viaggio a New York”, Piero today will be my guest and a striking example of the one “who made it”, exemplary becoming an American citizen!
1. Quando hai percepito il passaggio da turista a cittadino?
The transition from tourist to citizen concretely happened when I got sponsored by a firm in New York. That moment represented a turning point in my journey as I got the incredible opportunity to fight for my “American Dream”. I recall to be extremely and purely happy!
2. New York è la città che non dorme mai.
As you describe it in your book, it is the place with “le ombre che la costellano sotto le luci scintillanti dei grattacieli, [è il luogo] dei silenzi assordanti nella folla rumorosa, degli amori impossibili che unificano tante solitudes.”
Ti sei mai sentito solo nonostante fossi costantemente circondato da quella folla rumorosa di persone?
Quando mi sono trasferito a New York, cercavo proprio quella solitudine, quella sensazione di essere solo in un Paese straniero con l'urgenza di crearmi una vita da sola e di inseguire i miei sogni.
Quella solitudine mi ha convinto a trasferirmi nella City, spronandomi. Ora, dopo 12 anni a NY, quella stessa solitudine mi pesa e a volte preferirei stare tra amici e parenti in Italia.
3. Quale quartiere di New York rappresenta meglio te stesso e la tua personalità?
Direi Astoria, Queens. Ho vissuto lì per circa 6-7 anni e mi è piaciuto molto questo senso di appartenenza che si respirava. C'erano molti immigrati che, esattamente come me, si stavano facendo strada in America.

È una comunità di origine greca e, qua e là, si trovano anche molti italiani! Ho frequentato alcuni ristoranti italiani, trovato il mio negozio di specialità gastronomiche e adattato queste piccole cose alla mia routine, attenendomi ai ritmi di Astoria.
Credo che Astoria incarni la vera America, molto più di Manhattan che è diventata più splendente e turistica.
4. From a managerial point of view, what has been the biggest challenge of creating a start-up in a city like New York, continuously saturated of innovation and ideas?
Creare una start-up a New York è facilissimo ma, come tutti quelli che ci hanno provato, si sa che molti possono fallire perché è il mercato a decidere chi sopravvive e chi no. Tuttavia, farlo a New York significa investire in una città ottimista, che motiva e crede in te.
Everyone can change depending on the place where he/she is. When I was living in Salerno, I was drenched in pessimism, typical characteristic of the people from the South (of Italy). While when coming to New York, I got more optimistic, “infected” by that American, Capitalistic way of thinking!
Così facendo, mi sono fatto strada con successo nella creazione di una start-up, nota come Il Mio Viaggio a New York.
I believe you need to be fool, hungry and somehow visionary when investing in a foreign country.
5. I video che pubblichi quotidianamente seguono un piano di social media o sono più spontanei e creati al momento?
Dipende. Io vado per i tentativi. Con il passare del tempo, gli algoritmi cambiano e anche ciò che funziona cambia. Sulla base dei dati delle visualizzazioni e dei click, capisco cosa piace alle persone. Non dobbiamo pensare ai social media come a un posto fermo..
Per esempio, quando ho iniziato su Facebook, c'erano molti video virali sulla preparazione della pizza: se ora mettessi un video che ritrae un pizzaiolo preparare una pizza, nessuno si divertirà a vederlo! I social media sono saturi di questo tipo di contenuti e vista l'ampia offerta su Tik Tok negli ultimi tempi, è molto importante reinventarsi SEMPRE!
6. Come si esprimono l'italiano e il newyorkese che sono in lei?
L'italiano che è in me si esprime nella lingua, nel carisma e nelle relazioni che si creano con gli altri italiani. Dall'altra parte, il newyorkese che è in me è incarnato dall'intolleranza alla perdita di tempo. Sono sempre desideroso di ottimizzare il tempo e di essere fast come un vero cittadino di New York!
Se ami New York, potresti iniziare a coltivare quella stessa passione, motivazione e coraggio che ha portato Piero a realizzare il suo sogno e a parlarne oggi in prima persona, come un vero e proprio great swimmer!
Fino al prossimo post, tieni a mente di Keep swimming!